Pesa poco più di venti grammi, è appoggiata alla base del collo davanti alla trachea e ha la forma di una farfalla. Eppure, la tiroide è importantissima per numerose funzioni vitali: condiziona la temperatura corporea, il battito cardiaco, il peso, l’umore, la qualità del sonno, la fertilità, la salute delle ossa e persino la consistenza dei capelli e della pelle. È il termostato del metabolismo: quando lavora troppo poco tutto rallenta, quando lavora troppo tutto accelera.
I numeri raccontano quanto sia diffuso il problema. In Italia si stima che circa 6 milioni di persone convivano con una patologia della tiroide, pari a oltre il 10% della popolazione, con una netta prevalenza femminile. Il dato più significativo, però, è un altro: una parte consistente di queste persone non ha ancora ricevuto una diagnosi, perché i sintomi iniziali sono sfumati, aspecifici e facilmente attribuibili ad altro — allo stress, all’età, al cambio di stagione, alla stanchezza legata a un periodo intenso.
La buona notizia è che per capire come sta la tiroide bastano un prelievo di sangue e pochi parametri. In questo articolo vediamo quali sono, come si leggono e chi dovrebbe valutarli.
Come funziona la tiroide
La tiroide produce due ormoni: la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3). Il T4 è la forma di deposito, prodotta in quantità largamente maggiore; il T3 è la forma biologicamente attiva, quella che entra nelle cellule e ne regola il metabolismo. La conversione da T4 a T3 avviene in gran parte nei tessuti periferici, soprattutto fegato e rene.
Nel sangue, però, questi ormoni non circolano liberi: la quasi totalità viaggia legata a specifiche proteine di trasporto, che fanno da riserva. Solo una quota minima, inferiore all’1%, resta libera ed è quella che può effettivamente entrare nelle cellule ed esercitare la propria azione. È proprio questa frazione che si misura con gli esami del sangue: FT4 e FT3, dove la «F» sta per l’inglese free, cioè libero, indicano rispettivamente la tiroxina libera e la triiodotironina libera. Rispetto al dosaggio degli ormoni totali, sono un indicatore più fedele dell’attività reale della tiroide, perché non risentono delle variazioni delle proteine di trasporto, che possono aumentare ad esempio in gravidanza o con l’assunzione di estroprogestinici.
Per fabbricare questi ormoni la ghiandola ha bisogno di iodio, un minerale che l’organismo non produce e che deve essere introdotto con l’alimentazione. Il fabbisogno di un adulto è di circa 150 microgrammi al giorno, che salgono a 200-220 in gravidanza e ancora di più durante l’allattamento.
Il tutto è governato da un sistema a feedback che coinvolge tre livelli: l’ipotalamo, l’ipofisi e la tiroide stessa. L’ipofisi produce il TSH (ormone tireostimolante), che ordina alla tiroide di lavorare. Quando gli ormoni tiroidei circolanti calano, l’ipofisi alza il TSH per stimolare la ghiandola; quando abbondano, lo abbassa.
Da qui deriva l’aspetto più controintuitivo di tutta la diagnostica tiroidea, e la fonte di gran parte delle interpretazioni sbagliate dei referti:
Un TSH alto indica una tiroide che lavora poco. Un TSH basso indica una tiroide che lavora troppo.
Il TSH si muove infatti in direzione opposta rispetto alla funzione della ghiandola: non è un ormone tiroideo, è il comando che la tiroide riceve. È anche il parametro più sensibile in assoluto, perché reagisce a variazioni minime degli ormoni tiroidei molto prima che questi escano dai valori di riferimento.
I numeri delle malattie tiroidee in Italia
Vediamo insieme alcuni dati utili per inquadrare la dimensione del fenomeno*:
- Circa 6 milioni di italiani, oltre il 10% della popolazione, hanno un disturbo tiroideo.
- L’ipotiroidismo primario ha una prevalenza stimata attorno al 5% della popolazione generale, superiore nelle donne e in crescita con l’età.
- L’ipotiroidismo subclinico — la forma silente, con solo il TSH alterato — interessa il 4-10% della popolazione generale, ma arriva a percentuali molto più alte nelle donne dopo i 60 anni.
- Ogni anno, tra il 2 e il 4% delle persone con ipotiroidismo subclinico evolve verso una forma conclamata, con un rischio più elevato in chi presenta anticorpi antitiroidei positivi.
- La tiroidite di Hashimoto è la prima causa di ipotiroidismo nelle aree con adeguato apporto di iodio e ha una prevalenza stimata attorno al 5-15% nelle donne e all’1-5% negli uomini.
- I noduli tiroidei, che alla sola palpazione del collo risultavano presenti nel 3-5% degli adulti, con l’uso su larga scala dell’ecografia si rivelano presenti in una quota compresa tra il 30 e il 50% della popolazione adulta. Nella grande maggioranza dei casi sono benigni e non alterano la funzionalità della ghiandola.
- Sul fronte della prevenzione c’è però una buona notizia: grazie al programma nazionale di iodoprofilassi introdotto con la legge 55/2005, l’Italia ha raggiunto la iodosufficienza e il gozzo in età scolare è di fatto scomparso.
Ipotiroidismo: quando tutto rallenta
L’ipotiroidismo è la disfunzione tiroidea più frequente. La ghiandola produce una quantità insufficiente di ormoni e l’intero metabolismo rallenta.
Sintomi più comuni
- stanchezza persistente e sonnolenza, anche dopo un riposo adeguato
- aumento di peso non giustificato dalla dieta, gonfiore e ritenzione idrica
- intolleranza al freddo, mani e piedi sempre gelati
- pelle secca e ispessita, unghie fragili
- caduta dei capelli, che diventano sottili e opachi, talvolta con diradamento della parte laterale delle sopracciglia
- stitichezza
- rallentamento del pensiero, difficoltà di concentrazione e memoria, tono dell’umore basso
- crampi e dolori muscolari
- cicli mestruali abbondanti o irregolari, difficoltà di concepimento
- bradicardia e aumento del colesterolo LDL
Cause principali
La tiroidite cronica autoimmune di Hashimoto è di gran lunga la più frequente. Seguono gli esiti di interventi chirurgici sulla tiroide, la terapia con iodio radioattivo, alcuni farmaci (amiodarone, litio, interferone) e, a livello mondiale, la carenza di iodio.
Va sottolineato quanto questi sintomi siano aspecifici. Stanchezza, umore basso e difficoltà di concentrazione vengono spesso attribuiti a un periodo di stress o interpretati come un disturbo dell’umore: è una delle ragioni per cui, quando si indagano ansia e sintomi depressivi, il dosaggio del TSH rientra tra gli accertamenti di primo livello.
Ipertiroidismo: quando tutto accelera
Nell’ipertiroidismo la tiroide produce ormoni in eccesso e il metabolismo va in sovraccarico.
Sintomi più comuni
- tachicardia, cardiopalmo, aritmie
- perdita di peso nonostante un appetito conservato o aumentato
- nervosismo, irritabilità, ansia, insonnia
- tremori fini alle mani
- intolleranza al caldo e sudorazione eccessiva
- diarrea o aumento della frequenza dell’alvo
- debolezza muscolare, soprattutto alle cosce e alle braccia
- cicli mestruali scarsi o assenti
- caduta dei capelli e assottigliamento della pelle
- nella malattia di Basedow-Graves, disturbi oculari come occhi sporgenti, bruciore, lacrimazione e visione doppia
Cause principali
La malattia di Basedow-Graves (di natura autoimmune), il gozzo multinodulare tossico, l’adenoma tossico, le fasi iniziali di alcune tiroiditi e l’assunzione eccessiva di ormone tiroideo o di iodio.
L’ipotiroidismo subclinico: il caso più insidioso
È la condizione in cui il TSH è aumentato ma FT3 e FT4 sono ancora nella norma. La tiroide fatica, ma l’ipofisi la sta spingendo abbastanza da mantenere gli ormoni entro i valori di riferimento.
Chi ne è affetto può essere del tutto asintomatico oppure lamentare disturbi lievi e generici: un po’ di stanchezza, qualche chilo in più, capelli più fragili, umore altalenante. Proprio perché non dà un quadro clinico riconoscibile, viene quasi sempre scoperto per caso, nel corso di esami eseguiti per altri motivi o come approfondimento di sintomi vaghi.
Non tutti gli ipotiroidismi subclinici richiedono un trattamento: la decisione dipende dall’entità del rialzo del TSH, dalla presenza di anticorpi antitiroidei, dall’età, dai sintomi e da eventuali condizioni concomitanti come una gravidanza in corso o programmata. Ma tutti richiedono di essere conosciuti e monitorati nel tempo, ed è esattamente questo il motivo per cui vale la pena controllare il TSH anche in assenza di disturbi conclamati.
Chi dovrebbe controllare la tiroide
Il dosaggio del TSH è raccomandabile con particolare attenzione in presenza di:
- familiarità per patologie tiroidee o per altre malattie autoimmuni
- sesso femminile ed età superiore ai 35-40 anni (il rischio cresce progressivamente)
- gravidanza in corso, programmata o recente, e periodo post-partum
- menopausa e perimenopausa, fasi in cui i sintomi tiroidei si confondono facilmente con quelli della transizione ormonale
- altre malattie autoimmuni: celiachia, diabete di tipo 1, vitiligine, artrite reumatoide, alopecia areata, gastrite atrofica autoimmune
- caduta dei capelli persistente oltre i tre mesi
- colesterolo elevato senza altra spiegazione, dato che l’ipotiroidismo aumenta l’LDL
- variazioni di peso non giustificate, in aumento o in diminuzione
- infertilità, poliabortività, irregolarità mestruali
- stanchezza cronica e disturbi del sonno o dell’umore
- assunzione di farmaci che interferiscono con la funzione tiroidea
- noduli tiroidei noti, gozzo o pregressa radioterapia al collo
Gli esami della tiroide: cosa misura ciascuno
Ecco una comoda tabella riepilogativa in cui potete trovare tutti gli esami utili, in quali casi sono consigliati e che cosa misurano nello specifico:
| Esame | Cosa misura | Quando è indicato |
| TSH | L’ormone ipofisario che stimola la tiroide | Sempre. È il test di screening di prima linea, il più sensibile |
| FT4 (tiroxina libera) | La frazione di T4 non legata alle proteine, biologicamente disponibile | Insieme al TSH, per distinguere forme conclamate e subcliniche |
| FT3 (triiodotironina libera) | La frazione attiva di T3 | Soprattutto nel sospetto di ipertiroidismo |
| Anti-TPO | Autoimmunità diretta contro l’enzima chiave della sintesi ormonale | Sospetto di tiroidite di Hashimoto |
| Anti-Tg | Autoimmunità contro la proteina di deposito degli ormoni | A completamento del quadro autoimmune |
| TRAb | Anticorpi che stimolano il recettore del TSH | Sospetto di malattia di Basedow-Graves |
| Tireoglobulina | Proteina prodotta esclusivamente dal tessuto tiroideo | Follow-up oncologico, su indicazione specialistica |
| Calcitonina | Ormone delle cellule parafollicolari | Valutazione di noduli, su indicazione specialistica |
| Ioduria | Iodio escreto nelle urine | Valutazione dell’apporto iodico |
A questi accertamenti si affianca spesso l’ecografia tiroidea, che studia la struttura della ghiandola: gli esami del sangue dicono come lavora la tiroide, l’ecografia dice com’è fatta. Sono informazioni complementari e non sostituibili l’una con l’altra.
Come si leggono TSH, FT3 e FT4 insieme
Come spesso accade quando sono previsti diversi esami, il singolo valore, isolato, dice poco. È la combinazione dei parametri a definire il quadro:
| TSH | FT4 / FT3 | Quadro compatibile |
| Alto | Bassi | Ipotiroidismo conclamato (primario) |
| Alto | Normali | Ipotiroidismo subclinico |
| Basso | Alti | Ipertiroidismo conclamato |
| Basso | Normali | Ipertiroidismo subclinico |
| Basso o normale | FT4 basso | Sospetto ipotiroidismo centrale (di origine ipofisaria) |
| Normale | Normali | Funzione tiroidea nella norma |
Due precisazioni importanti. La prima: gli intervalli di riferimento variano in base al metodo analitico, al laboratorio, all’età e a condizioni particolari come la gravidanza, per la quale esistono soglie di TSH specifiche e più basse. Il valore va sempre confrontato con il range riportato sul proprio referto. La seconda: il TSH ha oscillazioni fisiologiche nell’arco della giornata, con livelli più alti nel tardo pomeriggio e in serata, e una certa variabilità stagionale. Un singolo valore lievemente fuori norma, in assenza di sintomi, va sempre riconfermato con un secondo controllo prima di trarre conclusioni.
Tiroide e capelli: un legame stretto
Gli ormoni tiroidei regolano direttamente il ciclo di crescita del follicolo pilifero, e sia l’ipotiroidismo sia l’ipertiroidismo possono provocare una caduta diffusa dei capelli. Nell’ipotiroidismo il capello diventa secco, spento e fragile, la crescita rallenta e in alcuni casi si osserva il diradamento della porzione esterna delle sopracciglia; nell’ipertiroidismo aumenta la quota di capelli che passano prematuramente in fase di riposo.
È uno dei motivi per cui TSH, FT3 e FT4 rientrano stabilmente nel pannello di accertamenti da eseguire in caso di caduta persistente, insieme a ferritina, vitamina D e vitamine del gruppo B. Ne abbiamo parlato in modo approfondito nell’articolo dedicato agli esami del sangue per la caduta dei capelli.
Tiroide, gravidanza e fertilità
Nei primi mesi di gestazione il feto dipende interamente dagli ormoni tiroidei materni, indispensabili per lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Un ipotiroidismo non riconosciuto in gravidanza si associa a un aumento del rischio di aborto spontaneo, parto pretermine, ipertensione gestazionale e complicanze per lo sviluppo fetale.
Per questo il controllo della funzionalità tiroidea è raccomandato prima del concepimento in chi ha fattori di rischio, e nelle prime settimane di gravidanza. Ricordiamo inoltre che in gravidanza e allattamento il fabbisogno di iodio aumenta sensibilmente e che le soglie di riferimento del TSH sono diverse rispetto a quelle della popolazione generale.
Anche nel post-partum la tiroide merita attenzione: la tiroidite post-partum può comparire nei mesi successivi al parto con una fase iniziale di ipertiroidismo seguita da una di ipotiroidismo, ed è spesso scambiata per semplice affaticamento da neogenitorialità.
Come prepararsi al prelievo
Alcune accortezze fanno la differenza sull’affidabilità dei risultati:
- Sospendere gli integratori contenenti biotina almeno una settimana prima. È il punto più importante e il più trascurato: la biotina, contenuta in moltissimi integratori per capelli, unghie e pelle, interferisce con i metodi immunometrici usati per dosare TSH, FT3 e FT4 e può produrre risultati falsamente alterati, simulando quadri di ipertiroidismo che non esistono.
- Effettuare il prelievo al mattino, coerentemente con il ritmo circadiano del TSH e, nei controlli successivi, sempre nella stessa fascia oraria.
- Se si assume levotiroxina, eseguire il prelievo prima di assumere la compressa del mattino.
- Rispettare il digiuno di 8-12 ore quando il pannello tiroideo è associato ad altri esami come glicemia e assetto lipidico.
- Segnalare eventuali terapie in corso, in particolare amiodarone, litio, cortisonici, estroprogestinici, integratori di iodio o mezzi di contrasto iodati assunti di recente.
- Rimandare il controllo in caso di malattia acuta in corso, che può alterare temporaneamente i valori.
Fare gli esami della tiroide a Piacenza
Presso il nostro laboratorio è possibile eseguire l’intero pannello tiroideo — TSH, FT3, FT4, anticorpi anti-TPO, anti-Tg e TRAb — senza prescrizione medica e senza appuntamento.
Il laboratorio si trova in Via Raffaello Sanzio 48 a Piacenza, con ampio parcheggio gratuito di fronte alla struttura e fermata delle linee di autobus 16 e 17 a pochi metri. I prelievi si effettuano dal lunedì al sabato dalle 7:30 alle 10:00, con tempi di attesa normalmente brevi. Per chi ha difficoltà a raggiungerci sono disponibili anche prelievi a domicilio su appuntamento.
Per informazioni potete contattarci o consultare l’elenco completo de I nostri esami. Un controllo periodico del TSH, soprattutto dopo i 40 anni e in presenza di familiarità, è uno degli strumenti di prevenzione più semplici ed efficaci a disposizione.
Domande frequenti
Il TSH alto cosa significa?
Un TSH elevato indica che l’ipofisi sta stimolando con maggiore intensità una tiroide che lavora poco. Se FT3 e FT4 sono ancora normali si parla di ipotiroidismo subclinico; se sono ridotti, di ipotiroidismo conclamato. Il valore va sempre interpretato insieme agli ormoni tiroidei e confermato con un secondo controllo.
Per gli esami della tiroide bisogna essere a digiuno?
Per il dosaggio di TSH, FT3 e FT4 il digiuno è assolutamente necessario, per questo è consigliabile eseguire il prelievo al mattino. Il digiuno di 8-12 ore diventa indispensabile se il pannello tiroideo viene associato ad altri esami, come glicemia e assetto lipidico.
Basta il TSH o servono anche FT3 e FT4?
Come test di screening iniziale il TSH da solo è generalmente sufficiente, essendo il parametro più sensibile. FT4 e FT3 servono a definire il quadro quando il TSH risulta alterato, in presenza di sintomi significativi o nel monitoraggio di una patologia già nota.
Gli integratori per capelli possono alterare gli esami della tiroide?
Sì. La biotina presente in molti integratori interferisce con i metodi di dosaggio di TSH, FT3 e FT4 e può generare risultati falsamente alterati. Va sospesa almeno una settimana prima del prelievo.
Ogni quanto controllare la tiroide?
In assenza di sintomi e fattori di rischio, un controllo del TSH ogni 2-3 anni dopo i 40 anni è una scelta ragionevole. In presenza di familiarità, malattie autoimmuni, gravidanza programmata o terapia in corso, la frequenza va stabilita dal medico curante o dallo specialista.
Serve la prescrizione medica per fare gli esami della tiroide?
No. Presso Realab il pannello tiroideo può essere eseguito senza prescrizione medica e senza appuntamento, presentandosi negli orari dedicati ai prelievi.
La tiroide fa ingrassare?
L’ipotiroidismo rallenta il metabolismo basale e può favorire un aumento di peso, in genere moderato e in buona parte dovuto a ritenzione di liquidi. Attribuire alla tiroide qualsiasi difficoltà nel controllo del peso è però un errore frequente: solo gli esami e un’ecografia possono chiarire se la ghiandola sia realmente in causa.
*Fonti:
Istituto Superiore di Sanità — Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI); Rapporto ISTISAN «Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia»; Linee guida ISS-AME sull’ipotiroidismo dell’adulto; Società Italiana di Endocrinologia (SIE); Associazione Italiana della Tiroide (AIT); Ministero della Salute.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. L’interpretazione dei risultati degli esami deve sempre essere effettuata da un professionista sanitario, che valuterà il quadro clinico complessivo della persona.





