Ogni anno, tra la fine dell’estate e l’autunno, la stessa scena si ripete in migliaia di bagni italiani: la spazzola più piena del solito, qualche capello di troppo nello scarico della doccia, la sensazione che i capelli si stiano diradando. Nella maggior parte dei casi si tratta di un fenomeno fisiologico e transitorio. In una parte non trascurabile dei casi, però, la caduta è il segnale visibile di uno squilibrio interno che il capello si limita a raccontare con qualche mese di ritardo.
Il capello, infatti, è uno dei tessuti a più rapido ricambio dell’organismo: per crescere ha bisogno di un flusso costante di ferro, ossigeno, vitamine, amminoacidi e di un assetto ormonale in equilibrio. Quando qualcosa in questa catena si interrompe — una carenza, la tiroide che rallenta, uno stress prolungato, un’infiammazione silenziosa — il follicolo entra in “risparmio energetico” e sospende la crescita.
La buona notizia è che quasi tutte queste cause sono misurabili con un semplice prelievo di sangue. In questo articolo vediamo come distinguere una caduta stagionale da una che merita un approfondimento, e quali sono gli esami realmente utili.
Quanti capelli è normale perdere ogni giorno?
Il cuoio capelluto ospita mediamente tra i 100.000 e i 150.000 capelli, ognuno dei quali segue un ciclo di vita indipendente diviso in tre fasi: anagen (crescita attiva, da 2 a 6 anni), catagen (involuzione, poche settimane) e telogen (riposo, circa 3 mesi, al termine dei quali il capello cade per lasciare spazio a quello nuovo).
In condizioni normali circa l’85-90% dei capelli si trova in fase anagen e il 10-15% in fase telogen. Da qui deriva il dato che tutti conoscono: perdere tra i 50 e i 100 capelli al giorno è del tutto fisiologico. È il fisiologico ricambio, non una perdita.
Il problema nasce quando la percentuale di capelli in fase telogen aumenta in modo anomalo, oppure quando i capelli che ricrescono sono progressivamente più sottili, corti e chiari di quelli caduti.
La caduta stagionale: perché in autunno cadono più capelli
Il cosiddetto telogen effluvium stagionale è la forma di caduta più comune e più benigna. Si manifesta tipicamente tra settembre e novembre e riconosce diverse concause: l’esposizione solare intensa dei mesi estivi, la salsedine e il cloro, le variazioni di temperatura, la modificazione del ritmo di secrezione di alcuni ormoni legata alle ore di luce.
Due caratteristiche lo distinguono: è diffuso, cioè interessa tutto il cuoio capelluto in modo uniforme, senza chiazze o aree glabre; è autolimitante: si esaurisce spontaneamente nell’arco di 6-12 settimane, e i capelli ricrescono con le stesse caratteristiche di prima.
C’è però un dettaglio che genera molta confusione ed è importante conoscere: il capello reagisce agli eventi con un ritardo di 2-3 mesi. Un’influenza importante, un intervento chirurgico, una dieta drastica, un lutto o un periodo di forte tensione lavorativa a giugno possono manifestarsi come caduta massiva a settembre.
Chi cerca la causa nelle settimane immediatamente precedenti alla caduta, quindi, guarda nel punto sbagliato della propria storia clinica.
I segnali che indicano di approfondire con le analisi
Possono verificarsi situazioni che suggeriscono di approfondire attraverso esami specifici, ovvero quando si verifica almeno una di queste condizioni:
- la caduta prosegue oltre i 3 mesi senza segni di attenuazione;
- il diradamento è localizzato: chiazze rotondeggianti, stempiature che avanzano, allargamento della riga centrale;
- i capelli che ricrescono sono visibilmente più sottili e deboli (fenomeno della miniaturizzazione);
- alla caduta si associano altri sintomi: stanchezza persistente, unghie fragili, pelle secca, intolleranza al freddo o al caldo, alterazioni del ciclo mestruale, variazioni di peso non spiegate;
- la caduta compare dopo un dimagrimento rapido, una gravidanza, una malattia infettiva o l’inizio di una nuova terapia farmacologica;
- si è in menopausa o in perimenopausa;
- esiste una familiarità per calvizie e la caduta è iniziata in giovane età.
Le cause interne più frequenti e gli esami che le indagano
Vediamo ora quali sono le cause più frequenti che possono essere associate alla caduta dei capelli, e quali indagini dovrebbero essere effettuate per accertarsi di eventuali carenze o anomalie.
Carenze nutrizionali e di micronutrienti
È la causa più frequente in assoluto, soprattutto nelle donne in età fertile. Il follicolo pilifero è una struttura ad altissimo turnover cellulare e, in caso di scarsità, l’organismo lo sacrifica per destinare le risorse agli organi vitali.
I micronutrienti da valutare sono:
- Ferro, ferritina, sideremia e transferrina. La ferritina è il parametro chiave: rappresenta il ferro di deposito e può risultare bassa anche quando emoglobina ed emocromo sono ancora perfettamente normali. Molti tricologi considerano subottimali per il capello valori di ferritina che rientrano formalmente nell’intervallo di riferimento.
- Zinco, rame, selenio e magnesio. Lo zinco partecipa alla sintesi della cheratina e alla replicazione cellulare del follicolo; il rame interviene nella pigmentazione; il selenio è cofattore degli enzimi tiroidei; il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni enzimatiche.
- Vitamina B12 e folati. Essenziali per la sintesi del DNA e per la corretta maturazione dei globuli rossi, quindi per l’ossigenazione del bulbo.
- Vitamina D (25-OH). Regola il ciclo del follicolo pilifero attraverso recettori presenti direttamente nella struttura del capello. La carenza è estremamente diffusa in Italia, anche dopo l’estate.
Anemia e alterazioni dell’emocromo
Quando il trasporto di ossigeno è ridotto, il bulbo pilifero è tra i primi distretti a risentirne. L’emocromo completo, associato a sideremia e ferritina, permette non solo di individuare un’anemia ma anche di orientarne la causa: un’anemia da carenza di ferro, una da carenza di vitamina B12 o folati e una legata a una condizione infiammatoria cronica hanno significati e percorsi diagnostici completamente diversi.
Patologie della tiroide
Gli ormoni tiroidei regolano il metabolismo di tutte le cellule, comprese quelle del follicolo. Sia l’ipotiroidismo (che rallenta il ciclo di crescita e rende il capello secco e fragile) sia l’ipertiroidismo (che accelera il passaggio in fase telogen) provocano caduta diffusa. Le tiroiditi autoimmuni, in particolare la tiroidite di Hashimoto, sono molto frequenti nella popolazione femminile e spesso decorrono a lungo in modo silente.
Gli esami di riferimento sono TSH, FT3 e FT4, ai quali si aggiungono, in caso di sospetto autoimmune, gli anticorpi anti-TPO e anti-Tg.
Predisposizione genetica e ormoni androgeni nell’uomo
L’alopecia androgenetica è la forma più comune di calvizie maschile ed è determinata da una predisposizione ereditaria: i follicoli delle aree fronto-temporali e del vertice risultano geneticamente più sensibili al diidrotestosterone (DHT), il metabolita attivo del testosterone prodotto dall’enzima 5-alfa-reduttasi. Questa sensibilità innesca la progressiva miniaturizzazione del capello, che diventa sempre più sottile fino a scomparire.
Nei casi tipici la diagnosi è clinica e non richiede esami ormonali. Uno screening ormonale con testosterone totale e libero, DHT, DHEA-S e SHBG diventa invece utile quando la caduta esordisce molto precocemente, quando progredisce con insolita rapidità o quando si accompagna ad altri segni (calo della libido, ginecomastia, astenia marcata): in queste situazioni serve a escludere squilibri endocrini sottostanti e a completare il quadro prima di impostare un trattamento. L’SHBG, in particolare, indica quanta parte del testosterone è realmente disponibile per i tessuti, informazione che il solo dosaggio del testosterone totale non fornisce.
Iperandrogenismo femminile e sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)
Anche nella donna un eccesso di ormoni androgeni provoca miniaturizzazione del capello, con un quadro caratteristico: diradamento progressivo della zona centrale del capo e allargamento della riga, in genere senza arretramento dell’attaccatura frontale. Spesso si associa ad acne, irsutismo, irregolarità mestruali e difficoltà nel controllo del peso.
Il pannello indicato comprende testosterone totale e libero, DHEA-S, Delta-4-androstenedione e SHBG, generalmente integrato con LH, FSH, estradiolo e prolattina. Il momento del prelievo non è indifferente: per le donne con ciclo regolare gli ormoni vanno dosati preferibilmente tra il 3° e il 5° giorno del ciclo.
Un discorso a parte merita la menopausa, in cui la caduta degli estrogeni modifica il rapporto tra ormoni femminili e androgeni e rende il capello più fragile e diradato.
Insulino-resistenza e alterazioni glicemiche
È un legame meno noto ma sempre più documentato, e agisce su due fronti. Da un lato livelli glicemici cronicamente elevati danneggiano la microcircolazione, riducendo l’apporto di ossigeno e nutrienti al cuoio capelluto. Dall’altro l’iperinsulinemia stimola la produzione di androgeni e riduce l’ SHBG, aumentando la quota di testosterone libero: un meccanismo che peggiora direttamente l’alopecia androgenetica, sia maschile sia femminile, e che rappresenta anche uno dei cardini fisiopatologici della PCOS.
Gli esami utili sono glicemia a digiuno, emoglobina glicata HbA1c, insulinemia basale e indice HOMA, che mette in relazione glicemia e insulina per quantificare il grado di insulino-resistenza.
Stress prolungato, variazioni di peso e assetto metabolico
Uno stress fisico o psicologico intenso attiva in modo persistente l’asse dello stress e la produzione di cortisolo, che interferisce con il ciclo del capello spingendo prematuramente i follicoli in fase telogen. Lo stesso accade dopo un dimagrimento rapido o una dieta fortemente restrittiva, che privano l’organismo di proteine e micronutrienti proprio mentre gli chiedono un adattamento importante.
In questi casi ha senso allargare lo sguardo al quadro metabolico ed epatico completo — protidogramma, funzionalità epatica e renale, assetto lipidico, elettroliti — per capire se e dove l’organismo stia realmente lavorando in deficit.
Malattie autoimmuni
In alcune condizioni il sistema immunitario attacca per errore i follicoli piliferi. Nell’alopecia areata la caduta è tipicamente a chiazze rotondeggianti ben delimitate, a comparsa rapida; nel lupus eritematoso e in altre connettiviti si osserva un diradamento diffuso, spesso associato a sintomi sistemici come dolori articolari, affaticamento, febbricola o manifestazioni cutanee.
Gli esami di primo livello sono:
- ANA (anticorpi antinucleo), test di screening fondamentale per orientarsi verso lupus e altre patologie del tessuto connettivo;
- VES e PCR (proteina C reattiva), marcatori aspecifici che segnalano la presenza di uno stato infiammatorio o di un’infezione cronica in corso.
Un risultato alterato non costituisce una diagnosi, ma indica la necessità di un approfondimento reumatologico mirato.
Infezioni sistemiche latenti
Alcune infezioni croniche o passate inosservate stressano l’organismo al punto da innescare un telogen effluvium massivo, che si manifesta — come sempre — a distanza di 2-3 mesi dall’evento.
Un caso particolare e clinicamente rilevante è la sifilide secondaria, che può causare una caratteristica caduta irregolare a piccole chiazze, storicamente descritta come “alopecia a colpi di tarlo”. Si tratta di una manifestazione poco nota ma non rara, e i test sierologici VDRL/RPR e TPHA consentono di individuarla rapidamente. Sono esami che vale la pena inserire nel percorso diagnostico quando la caduta ha caratteristiche atipiche e le altre cause sono state escluse.
Il pannello di esami: tabella riepilogativa
| Area indagata | Esami | Cosa permette di capire |
| Quadro ematologico | Emocromo completo, sideremia, ferritina, transferrina | Anemie, riserve di ferro, ossigenazione del bulbo |
| Vitamine | Vitamina B12, folati, vitamina D (25-OH) | Carenze che rallentano la crescita del capello |
| Minerali | Zinco, rame, selenio, magnesio | Cofattori della sintesi di cheratina |
| Tiroide | TSH, FT3, FT4, anti-TPO, anti-Tg | Ipo/ipertiroidismo e tiroiditi autoimmuni |
| Ormoni – uomo | Testosterone totale e libero, DHT, DHEA-S, SHBG | Assetto androgenico nell’alopecia androgenetica |
| Ormoni – donna | Testosterone totale e libero, DHEA-S, Delta-4-androstenedione, SHBG, LH, FSH, estradiolo, prolattina | Iperandrogenismo, PCOS, transizione menopausale |
| Metabolismo | Glicemia, HbA1c, insulinemia, indice HOMA | Insulino-resistenza e diabete |
| Infiammazione e autoimmunità | VES, PCR, ANA | Stati infiammatori cronici, alopecia areata, connettiviti |
| Infezioni | VDRL/RPR, TPHA | Infezioni latenti responsabili di telogen effluvium |
| Assetto generale | Funzionalità epatica e renale, protidogramma, assetto lipidico | Stato nutrizionale e metabolico complessivo |
Non tutti gli esami servono a tutti. Il pannello va costruito sulla singola persona, tenendo conto di sesso, età, sintomi associati e caratteristiche della caduta: come sempre, rivolgersi al proprio medico o a uno specialista, rappresenta la scelta più prudente ed efficace.
Come prepararsi al prelievo
Poche accortezze fanno la differenza sull’affidabilità dei risultati:
- digiuno di 8-12 ore per glicemia, insulinemia, assetto lipidico e indice HOMA (è consentita acqua naturale);
- prelievo al mattino, preferibilmente tra le 7:30 e le 10:00, perché diversi ormoni seguono un ritmo circadiano;
- integratori a base di biotina sospesi almeno 3-5 giorni prima: la biotina, molto presente negli integratori per capelli e unghie, può interferire con numerosi dosaggi immunometrici, in particolare quelli tiroidei, alterandone i risultati;
- per le donne con ciclo regolare, dosaggi ormonali tra il 3° e il 5° giorno del ciclo;
- evitare sforzi fisici intensi nelle 24 ore precedenti.
Trovate tutte le indicazioni dettagliate nella pagina Prepararsi alle analisi.
Quando rivolgersi al dermatologo
Gli esami del sangue individuano le cause interne, ma non sostituiscono la valutazione clinica del cuoio capelluto. È opportuno rivolgersi a un dermatologo o a un tricologo quando compaiono chiazze prive di capelli, quando il cuoio capelluto presenta arrossamento, desquamazione, prurito o dolore, quando la caduta è improvvisa e massiva, o quando gli esami risultano normali ma il diradamento prosegue. L’approccio più efficace è quello combinato: il laboratorio individua il terreno, lo specialista valuta il follicolo e imposta il trattamento.
Fare le analisi per la caduta dei capelli a Piacenza
Nel nostro laboratorio è possibile eseguire tutti gli esami descritti in questo articolo senza prescrizione medica e senza appuntamento.
Per informazioni sul pannello più adatto alla vostra situazione potete contattarci allo 0523 1631252 o consultare l’elenco completo de I nostri esami. Ricordiamo che, più in generale, la prevenzione attraverso controlli periodici resta lo strumento più efficace per intercettare precocemente qualsiasi squilibrio e agire d’anticipo.





