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Menopausa: guida completa ai cambiamenti del corpo, agli esami utili e a ciò che dicono gli studi

Menopausa

Uno dei momenti più delicati nella vita di una donna è rappresentato certamente dalla menopausa. Non si tratta di un passaggio improvviso, ma di una transizione biologica graduale, che interessa ormoni, metabolismo, sistema cardiovascolare, ossa, sonno e qualità della vita.

Dal punto di vista medico, si definisce quando sono trascorsi 12 mesi consecutivi senza mestruazioni, ma il percorso che porta a questo traguardo inizia spesso anni prima, durante la perimenopausa. L’età media della menopausa naturale è intorno ai 51 anni, con una variabilità considerata fisiologica tra 46 e 55 anni.

Oggi parlarne in modo corretto è fondamentale anche per un motivo demografico: secondo l’OMS, nel 2021 le donne con 50 anni o più rappresentavano il 26% della popolazione femminile mondiale, contro il 22% di dieci anni prima. Questo significa che una quota sempre più ampia della vita femminile si svolge in postmenopausa, rendendo prevenzione e monitoraggio temi centrali di salute pubblica.

Il punto chiave, però, è un altro: la menopausa non è una malattia, ma una fase della vita in cui cambiano le priorità cliniche. Nella perimenopausa dominano le fluttuazioni ormonali e i sintomi; nella menopausa conclamata entra in primo piano il profilo cardiometabolico; nella postmenopausa la grande attenzione si sposta su ossa, muscoli e longevità in salute.

Quanto sono comuni i sintomi della menopausa?

Per anni la menopausa è stata raccontata quasi solo attraverso vampate e irregolarità del ciclo. In realtà il quadro è molto più ampio. Una grande revisione sistematica pubblicata nel 2024, che ha analizzato 321 studi per un totale di 482.067 donne, ha mostrato che i sintomi più frequenti includono disagio articolare e muscolare (65,43%), scarsa memoria (54,44%), vampate (52,65%), disturbi del sonno (51,89%), problemi sessuali (45,45%), difficoltà di concentrazione (44,85%), sintomi depressivi in una quota importante di studi, secchezza vaginale (37,34%) e disturbi urinari (34,49%).

Anche i sintomi vasomotori durano spesso più a lungo di quanto molte donne si aspettino. I dati dello studio SWAN hanno evidenziato che, tra le donne con vampate frequenti, la durata mediana complessiva è stata di 7,4 anni, con una persistenza mediana di 4,5 anni dopo l’ultima mestruazione. In pratica, per molte donne le vampate non sono un fastidio “di pochi mesi”, ma un sintomo che può accompagnare una parte significativa della transizione menopausale.

Perimenopausa: quando iniziano davvero i cambiamenti

La perimenopausa è la fase in cui le ovaie cominciano a funzionare in modo più irregolare. Gli estrogeni e il progesterone non diminuiscono in modo lineare: oscillano. È proprio questa instabilità a spiegare gran parte dei sintomi iniziali, che possono comparire anche anni prima dell’ultima mestruazione. In molte donne la transizione dura da 2 a 8 anni, con una media di circa 4 anni.

I segnali più frequenti

I segnali da osservare non riguardano solo il ciclo. Spesso compaiono:

  • mestruazioni più ravvicinate o più distanti;
  • flussi più abbondanti o più scarsi;
  • vampate e sudorazioni notturne;
  • insonnia o sonno frammentato;
  • irritabilità, ansia, calo della concentrazione;
  • secchezza vaginale e cambiamenti della libido.

Gli esami utili in perimenopausa

Qui c’è uno dei punti più importanti per rendere l’articolo credibile. Le linee guida NICE, aggiornate e riesaminate nel 2026, spiegano che nelle persone di 45 anni o più la perimenopausa e la menopausa si riconoscono soprattutto dai sintomi e dalla storia mestruale. In altre parole, dopo i 45 anni non è indispensabile, ma comunque consigliato se hai dei dubbi, confermare tutto con esami ormonali nella maggior parte dei casi.

In particolare, NICE raccomanda di non usare di routine per identificare perimenopausa o menopausa nelle over 45 test come estradiolo, AMH, inibina A o B, conta dei follicoli antrali o volume ovarico. Il dosaggio dell’FSH ha senso soprattutto tra 40 e 45 anni se i sintomi sono compatibili ma il quadro non è chiarissimo, oppure sotto i 40 anni se si sospetta una menopausa precoce o un’insufficienza ovarica prematura.

Questo non significa che gli esami siano inutili. Significa che vanno richiesti con un obiettivo preciso. Se, per esempio, i sintomi fanno sospettare una causa alternativa — come un disturbo tiroideo — allora valutare TSH e altri parametri tiroidei può essere ragionevole. Ma non si dovrebbe presentare un pannello ormonale completo come passaggio obbligatorio per tutte.

Menopausa conclamata: il vero cambio di paradigma è metabolico

Quando la mestruazione manca da 12 mesi consecutivi, il tema clinico cambia. Non si tratta più di capire “se è menopausa”, ma di accompagnare il corpo in un nuovo equilibrio. Il calo estrogenico si associa a modificazioni della composizione corporea, del profilo lipidico e del rischio cardiovascolare.

L’American Heart Association ha definito la transizione menopausale una finestra importante per la salute cardiovascolare: in questa fase si osservano più spesso aumento del colesterolo LDL, alterazioni metaboliche, maggiore adiposità centrale/viscerale e riduzione della massa muscolare. Questi cambiamenti non sono solo estetici: il grasso viscerale ha un’attività metabolica e infiammatoria che può contribuire al rischio cardiometabolico.

Gli esami davvero importanti in questa fase

Se nella perimenopausa la parola chiave è “contestualizzare”, nella menopausa conclamata la parola chiave è “prevenire”. Gli esami e i controlli più utili sono:

  • pressione arteriosa;
  • profilo lipidico completo;
  • proteina C reattiva (un marker per monitorare lo stato di infiammazione generale dei tessuti)
  • glicemia e, quando indicato, emoglobina glicata;
  • valutazione di peso corporeo, circonferenza addominale, attività fisica e dieta.

Questo approccio è molto più utile di una ricerca indiscriminata di marker ormonali o infiammatori. In una donna in menopausa, infatti, conoscere il rischio cardiovascolare reale è spesso più importante che inseguire il valore di un singolo ormone.

Postmenopausa: il focus diventa la protezione di ossa e autonomia

Con la postmenopausa la priorità clinica si sposta sempre di più sulla salute ossea. La riduzione degli estrogeni accelera il riassorbimento dell’osso e rende più probabile la perdita di densità minerale, soprattutto nei primi anni dopo l’ultima mestruazione. L’Endocrine Society (la più importante organizzazione deicata alla ricerca e allo studio dell’endocrinologia e del metabolismo)segnala che fino al 20% della perdita ossea può verificarsi durante la transizione menopausale e nei periodi immediatamente successivi.

La perdita non è uguale per tutte. Alcune donne hanno un declino più rapido, specie se coesistono familiarità, basso peso corporeo, sedentarietà, fumo, carenza di vitamina D o altre condizioni che aumentano il rischio di fragilità scheletrica. Per questo l’osteoporosi viene spesso definita una malattia silenziosa: può progredire senza sintomi evidenti fino alla prima frattura.

Quando fare la MOC DEXA

La DXA/MOC è il test di riferimento per misurare la densità minerale ossea e rappresenta uno strumento molto utile per la prevenzione della fragilità scheletrica. Normalmente lo screening viene raccomandato in queste condizioni:

  • in tutte le donne di 65 anni o più;
  • nelle donne in postmenopausa sotto i 65 anni quando presentano fattori di rischio che aumentano la probabilità di frattura.

In realtà, anche in questo caso, la prevenzione gioca un ruolo fondamentale, quindi non significa che prima dei 65 anni l’esame non abbia valore. Al contrario, in un’ottica preventiva, eseguire una MOC anche anticipatamente può essere importante per intercettare una riduzione della massa ossea quando è ancora possibile intervenire in modo efficace su stile di vita, alimentazione, attività fisica ed eventuali terapie. Aspettare la comparsa di fattori di rischio evidenti o, peggio, di una frattura, può voler dire arrivare tardi.

Per questo la MOC non va vista solo come un esame “da over 65”, ma come uno strumento di prevenzione da valutare anche prima, insieme al medico, per proteggere la salute delle ossa nel lungo periodo.

Insieme alla MOC altri due esami molto importanti consigliati sono i seguenti:

Vitamina D e Calcio: Indispensabili per capire se il ‘mattone’ fondamentale dell’osso è presente in quantità sufficiente.

Paratormone (PTH): Un ormone che regola l’equilibrio del calcio tra sangue e ossa.

Cosa dicono gli studi clinici sui trattamenti

Uno dei temi più utili da includere in un contenuto approfondito è la differenza tra ciò che “si sente dire” e ciò che è realmente supportato dalle evidenze.

Terapia ormonale

La Menopause Society, organizzazione scientifica nata negli Stati Uniti nel 1989, conferma che la terapia ormonale resta il trattamento più efficace per le vampate e gli altri sintomi vasomotori. Le prove indicano che, nelle donne sane sotto i 60 anni o entro 10 anni dalla menopausa, il rapporto tra benefici e rischi è in genere favorevole quando non esistono controindicazioni specifiche. Lo stesso documento ricorda che i sintomi vasomotori possono interessare fino all’80% delle donne.

Terapie non ormonali

Per chi non può o non desidera assumere ormoni, la posizione 2023 della Menopause Society indica come opzioni supportate da prove convincenti:

  • CBT
  • ipnosi clinica
  • SSRI/SNRI
  • gabapentin
  • fezolinetant

Questo è un punto molto utile anche sul piano editoriale, perché aiuta a superare il falso dualismo “o ormoni o niente”. La letteratura oggi è più ricca e offre alternative valide per molte donne.

Esercizio fisico e salute ossea

Anche l’attività fisica ha una base di evidenza molto solida. Una meta-analisi del 2023 su 80 studi e 5.581 partecipanti ha mostrato che l’esercizio produce benefici significativi sulla densità minerale ossea in donne in postmenopausa, a livello di colonna lombare, collo femorale e anca totale. In altre parole, il movimento non è solo “consigliato”: è una vera strategia clinica di prevenzione.

Gli esami da valutare nelle diverse fasi

Ricapitolando possiamo consigliare questo approccio rispetto alle tre fasi:

In perimenopausa

In ottica preventiva gli esami sono importanti per chiarire il quadro o per escludere altre eventuali cause. Dopo i 45 anni, la diagnosi è per lo più clinica.

In menopausa

I controlli più importanti sono quelli del rischio cardiometabolico: pressione, lipidi, glicemia, peso corporeo, composizione corporea e stile di vita.

In postmenopausa

La valutazione si orienta soprattutto sul rischio di frattura e sull’eventuale indicazione alla DXA/MOC, oltre che sulla prevenzione di sarcopenia, cadute e fragilità, carenza di vitamina D e calcio e paratormone.

Prevenzione: la vera strategia che cambia la menopausa

Gli esami aiutano a misurare, ma sono le abitudini a cambiare davvero la traiettoria di salute. I pilastri più solidi restano:

  • allenamento di forza e attività con carico, utili per ossa e massa muscolare;
  • monitoraggio della salute cardiovascolare, soprattutto dopo la menopausa;
  • valutazione personalizzata dei sintomi, senza banalizzare insonnia, vampate, ansia o dolore articolare;
  • prevenzione precoce, perché molte complicanze della postmenopausa iniziano a costruirsi già nella transizione.

Conclusione

Come abbiamo visto la menopausa non va affrontata come un singolo evento, ma come un percorso clinico in tre tempi. In perimenopausa conta riconoscere i primi sintomi ed eventualmente effettuare accertamenti per prevenire disagi e problematiche più serie. In menopausa il nodo centrale è il rischio metabolico e cardiovascolare. In postmenopausa la priorità diventa proteggere ossa, muscoli e autonomia. Le evidenze più recenti ci dicono che gli esami devono essere mirati, i sintomi meritano ascolto, e uno stile di vita attivo resta uno degli strumenti più efficaci per trasformare questa fase in un’opportunità di prevenzione e benessere a lungo termine.

Se vuoi saperne di più in merito agli accertamenti, e vuoi conoscere quali esami effettuiamo nel nostro laboratorio, contattaci e saremo lieti di rispondere a tutte le tue domande.

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